Dito a scatto

Il dito a scatto è un fenomeno di schiocco associato a dolore, che si ha quando i tendini flessori del dito fanno trazione in una porzione della puleggia A1 della guaina flessoria rigida.


La fisiopatologia sottostante al dito a scatto è l’incapacità dei due tendini flessori del dito (FSD e FPD) di scorrere liberamente sotto la puleggia A1, il che porta alla richiesta di un’aumentata tensione per forzare il tendine a scorrere e a un brusco scatto quando il nodulo del tendine passa bruscamente attraverso la puleggia ristretta.


Lo scatto può avvenire nella flessione e/o nell’estensione del dito. È ancora controverso se questa patologia abbia origine primitivamente dal fatto che A1 è diventata stenotica o da un ispessimento del tendine: all’intervento di solito si ritrovano entrambi gli elementi.


Anamnesi e storia clinica

Il dito a scatto colpisce di preferenza il pollice, il medio o l’anulare ed è più frequente nei pazienti con diabete o artrite reumatoide, morbo di Dupuytren o altre tendiniti (come la tendinite di de Quervain o l’epicondilite [“gomito del tennista”]). I pazienti presentano uno scatto, un blocco o un arresto nel dito affetto, che è spesso, ma non sempre, dolente.


I pazienti presentano spesso un nodulo palpabile nella zona della puleggia A1 ispessita (che è a livello della piega palmare distale) (vedi figura sotto). Alla palpazione si sente che questo nodulo si sposta con il tendine; di solito è dolente alla palpazione profonda.


Per provocare lo scatto durante l’esame è necessario far stringere al paziente il pugno e poi estendere completamente le dita, perché il paziente può evitare lo scatto flettendo solo parzialmente le dita.


Trattamento

È rara una risoluzione spontanea a lungo termine del dito a scatto. Se non viene trattato, il dito a scatto può restare un disturbo doloroso e sgradevole; tuttavia, se il dito viene bloccato il paziente può ricavarne una rigidità articolare permanente.

Storicamente, il trattamento conservativo includeva un’ortesi del dito in estensione per prevenire lo scatto, ma è stato abbandonato per la rigidità e i modesti risultati.


Attualmente, il trattamento non chirurgico consiste in iniezioni di corticosteroidi in anestetico locale nella guaina del tendine. La preferenza dell’autore è per 0,5 ml di lidocaina, 0,5 ml di bupivacaina e 0,5 ml di metoprednisolone acetato.


Nel 66% dei pazienti può bastare una sola iniezione per rimuovere lo scatto. Iniezioni ripetute possono risolvere il problema nel 75-85% dei pazienti.

Un terzo circa dei pazienti può avere una remissione prolungata dei sintomi con meno di 3 iniezioni, il che significa che almeno due terzi richiederanno un intervento chirurgico.


La chirurgia del dito a scatto è una procedura ambulatoriale relativamente semplice, eseguita con il paziente in anestesia locale.


L’intervento prevede un’incisione di 1-2 cm nel palmo per identificare e dividere completamente la puleggia A1.


Protocollo riabilitativo


Dopo intervento di liberazione dello scatto

  • 0-4 giorni : Movimenti cauti per il ROM di MCF, IFP e IFD (evitare di aprire la ferita).
  • 4 giorni : Rimuovere il bendaggio pesante e coprire la ferita con Band Aid.
  • 4-8 giorni : Continuare con gli esercizi per il ROM. Rimuovere le suture a 7-9 giorni.
  • 8 giorni-3 settimane :  Esercizi attivi/attivi assistiti e passivi per il ROM di MCF, IFP e IFD.
  • 3 settimane + : Esercizi per il ROM aggressivi e rinforzo. Ritorno senza restrizioni alle attività.

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