DISTURBI GASTROINTESTINALI nelle cure palliative

  • NAUSEA E VOMITO

Costituiscono sintomi comuni nei pazienti affetti da neoplasie avanzate con prevalenza negli anziani pari al 50-60%.

Tuttavia anche in altre condizioni patologiche non neoplastiche, come ad esempio lo scompenso cardiaco in fase avanzata, tali sintomi influiscono negativamente sulla qualità di vita.

 

VALUTAZIONE

In genere, la nausea e il vomito hanno molteplici cause, in quanto sia la malattia di base che la terapia e gli eventi morbosi collaterali possono contribuire alla loro comparsa.

Al fine di pianificare l’intervento è necessaria un’attenta anamnesi e l’esame clinico, completato da analisi biochimiche.

 

TRATTAMENTO

  • a) Misure generali
    • Sospendere i farmaci potenzialmente responsabili
    • Salvaguardare le abitudini alimentari del paziente
    • Consigliare l’assunzione di pasti piccoli e frequenti
  • b) Trattamento farmacologico
    • A causa dell’eziologia multifattoriale, l’utilizzo di più farmaci antiemetici può risultare indicato. La via di somministrazione orale è preferibile nei pazienti con nausea, ma in caso di vomito sono consigliabili preparati per via iniettiva o, meglio per infusione sottocutanea continua.
    • Non esiste al momento un’evidenza scientifica in grado di convalidare tutte le opzioni terapeutiche riportate che almeno in parte, invece, derivano dall’esperienza clinica

 

STIPSI

Il 50% dei pazienti in terapia palliativa riferisce stipsi; la percentuale è più alta tra i neoplastici.

 

VALUTAZIONE

  • L’anamnesi deve valutare la frequenza e consistenza delle feci, la eventuale concomitanza di nausea, vomito, dolore addominale, e la dieta e l’attività fisica.
  • L’esame obiettivo dell’addome deve includere l’esplorazione del retto o di una eventuale stomia, e, in casi la radiografia diretta.

Trattamento farmacologico

La scelta dipende dalla causa della stipsi, dalle caratteristiche delle feci e dalla tolleranza del paziente. La somministrazione orale è sempre preferibile, mentre quella per via rettale deve essere limitata solo in casi quali la presenza di fecaloma.

Non esiste al momento un’evidenza scientifica in grado di individuare le opzioni terapeutiche più efficaci.

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