Ipertrofia del miocardio

Per adattarsi a un carico di lavoro eccessivo cronico, il cuore dispone di tre meccanismi principali: l’aumento del precarico (legge di Starling), la stimolazione inotropa adrenergica e l’ipertrofia del miocardio.

 

 

L’ipertrofia, è una risposta a condizioni di maggior lavoro persistenti nel tempo. Nei giovani atleti, per esempio, si riscontra un modesto grado di ipertrofia, senza peraltro che ciò comporti nessuna apparente compromissione della funzione cardiaca.

Le cellule miocardiche perdono, durante la loro differenziazione, la capacità di dividersi. Perciò la necessità di una maggiore massa di muscolo miocardico non può, nella vita adulta, essere soddisfatta con un aumento del numero di miociti (iperplasia), ma solo con un aumento di dimensioni delle singole cellule (ipertrofia).

 

Se il sovraccarico è di volume, la cavità ventricolare si dilata grazie al fatto che le singole cellule muscolari diventano più lunghe: ciò si accompagna a una replicazione in serie (uno di fila all’altro) dei sarcomeri.

L’aumento del raggio r che ne consegue comporterebbe un modesto incremento di post-carico, ma anche questo viene compensato da un corrispondente modesto aumento di spessore.

L’ipertrofia è strettamente collegata a quelle sollecitazioni neuro-endocrine (in questo caso soprattutto la stimolazione dei recettori adrenergici 1) che, come si è visto, portano a rimodellamento miocardico e, in particolare, ventricolare.

Perciò, alla lunga, l’ipertrofia miocardica che si verifica in condizioni patologiche è un processo dannoso.

 

Valutazione clinica della funzione ventricolare.

 

Sia il miocardio primitivamente compromesso sia il miocardio ipertrofico possiedono una contrattilità sistolica e un rilassamento diastolico entrambi depressi.

Ciò significa che per mantenere una gettata sistolica entro limiti normali, il ventricolo insufficiente abbisogna di un riempimento (precarico) maggiore; oppure di una pressione venosa maggiore per ottenere un riempimento normale.

 

La gettata cardiaca e quella sistolica sono misurabili in clinica con vari metodi, i due principali sono: 

  • metodo di Fick 
  • diluizione degli indicatori.

1) Il metodo di Fick calcola la gettata cardiaca dai dati relativi al consumo di ossigeno (misurato facendo respirare il paziente in uno spirometro) e all’estrazione di ossigeno dal sangue da parte dell’organismo; si misura la differenza di contenuto di O2 tra sangue arterioso e sangue venoso misto.

2) Il metodo della diluizione valuta la gettata dalle variazioni rapide della concentrazione ematica di un indicatore (un colorante o una soluzione fredda, per es.) iniettato a monte di un ventricolo e misurato a valle.

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