sintomi dello scompenso cardiaco

schema edema polmonare - fai clik
schema edema polmonare - fai clik

I sintomi principali riguardano il respiro, l’attività muscolare, le funzioni cerebrali, la quantità e il ritmo della diuresi.

 

La dispnea è il sintomo base dello scompenso.

Consiste in una sensazione di sforzo o fatica per respirare più o meno associata ad una sensazione di fame d’aria, o mancanza di respiro.

È la conseguenza della congestione polmonare che provoca edema interstiziale e riduce perciò la distensibilità dei polmoni. Ciò fa aumentare il lavoro dei muscoli respiratori, che sono per di più mal ossigenati per effetto dell’ipoperfusione periferica.

 

Classificazione funzionale dei PZ cardiopatici

  • Classe I Pazienti cardiopatici senza sintomi
  • Classe II Pazienti cardiopatici che stanno bene a riposo e hanno sintomi (dispnea o altro) solo per sforzi di intensità ordinaria
  • Classe III Pazienti cardiopatici che stanno bene a riposo e hanno sintomi anche per sforzi di intensità inferiore all’ordinaria
  • Classe IV Pazienti cardiopatici con sintomi anche a riposo

 

L’edema polmonare (Figura sopra) vero e proprio si manifesta quando la congestione polmonare è tale da provocare, oltre all’edema interstiziale, anche edema alveolare.

Compaiono, allora, alterazioni del respiro più gravi della dispnea. La tosse si accompagna a escreato schiumoso che, nei casi più gravi, assume una caratteristica sfumatura rosata.

 

L’alterazione degli scambi gassosi, producendo ipossia, fa sì che il respiro divenga frequente e superficiale (tachipnea). La comparsa di ipercapnia grave comporta infine una ridotta sensibilità del centro del respiro che si manifesta con la comparsa di respiro periodico (di Cheyne-Stokes), crisi di apnea e, alla fine, arresto del respiro.

 

I sintomi relativi all’attività muscolare consistono in debolezza e facile affaticabilità, e sono secondari all’ipoperfusione dei muscoli.

 

I sintomi cerebrali compaiono solo nei gradi estremi di riduzione della portata cardiaca, oppure quando coesistono gravi alterazioni vascolari cerebrali.

 

Nelle fasi iniziali dello scompenso vi è nicturiacioè un aumento relativo della diuresi nelle ore notturne.

Durante le ore diurne di attività muscolare l’ipoperfusione del rene è più accentuata, per cui la diuresi è scarsa. Con il riposo notturno la vasocostrizione diminuisce e la funzione renale migliora: la diuresi aumenta

per smaltire anche il liquido accumulato durante la giornata.

 

Nelle fasi più avanzate dello scompenso l’ipoperfusione renale è costante e produce oliguria (meno di 500-600 ml nelle 24 h) con aumento dell’azotemia e della creatininemia. Quando la gettata cardiaca è gravementridotta (shock cardiogeno), si giunge all’anuria completa.

 

Per misurare la pressione venosa centrale si richiede l’inserimento di un sottile catetere da una vena periferica sino all’atrio destro ( PVC ). Ciò si fa comunemente per monitorare il riempimento venoso nei pazienti gravemente compromessi, ricoverati in ospedale.

 

EDEMI

In pazienti con scompenso puramente sinistro prolungato vi può essere edema in assenza di congestione venosa sistemica. All’inverso, in casi di scompenso destro insorto acutamente l’edema è inizialmente assente, nonostante un aumento notevole della pressione venosa sistemica.

 

Ciò avviene perché è necessario un aumento minimo di 5 l del volume di liquido extracellulare prima che si manifesti un edema periferico: perché ciò avvenga, sono necessari alcuni giorni.

L’edema compare, simmetricamente, prima nelle parti declivi, dove la pressione venosa è più elevata. Quindi nei soggetti che durante il giorno si muovono compare prima ai piedi e alle caviglie, e viene riassorbito durante la notte.

 

Nei pazienti costretti a letto invece l’edema compare prima in regione sacrale.

Per evidenziarlo è necessario comprimere l’area edematosa con un dito per rilevare il segno della fovea, cioè l’impronta del dito che scompare lentamente.

Col tempo l’edema provoca indurimento della cute, con formazione di macchie brune o rossastre, soprattutto sul dorso del piede e alle caviglie.

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