Cistectomia  complicanze

La frequenza di complicanze nei pazienti sottoposti a cistectomia radicale è di circa il 25%; si distinguono in intra-operatorie e post-operatorie.

La frequenza di re-intervento dopo cistectomia varia tra il 10% ed il 20%.

La mortalità si aggira intorno all’1%

 

Le complicanze intra-operatorie sono rappresentate da:

  • Sanguinamento che può essere abbondante specie se la patologia coinvolge i grossi vasi sanguigni e può richiedere trasfusioni di sangue.
  • Lesioni accidentali del nervo otturatorio durante la linfadenectomia
  • Lesioni accidentali dell’intestino in corso di scollamento vescicale o di preparazione del tratto intestinale che verrà utilizzato successivamente.

 

Le complicanze post-operatorie possono essere immediate (entro 30 giorni) e tardive (dopoi30giorni).

Tra le immediate collegate direttamente alla creazione della derivazione si enumerano:

  • Deiscenza anastomotica (cedimento) della sutura tra neovescica e uretere o delle pareti dell’intestino rimodellato con fuoriuscita di liquido ruinoso. Comporta dolore addominale e prolungamento del blocco intestinale (ileoparalitico); se prosegue nel tempo (un limite temporale non assoluto è quello di 30 giorni) può richiedere un reintervento ma normalmente guarisce da solo (trattamento conservativo o di attesa) grazie al tubo di drenaggio che porta tale stravaso di urine all’esterno
  • Infezioni
  • Difficoltà al cateterismo intermittente della neovescica (quando questa non sia ricollegata direttamente all’uretra) che normalmente viene risolta lasciando un catetere a dimora per 2 o 3 settimane; raramente richiede un re-intervento
  • Ostruzione ureterale (di solito si lasciano dei tutori di modellaggio a proteggere la sutura tra neovescica e uretere proprio per evitare questa complicanza). Se avviene dopo la loro rimozione o in loro assenza può richiedere re-intervento, il più delle volte endoscopico
  • Reflusso ureterale: è una complicanza molto frequente che và seguita nel tempo e corretta solo se causa di danno renale.

 

Tra le complicanze tardive correlate alla creazione della neovescica si ricordano:

  • Rottura della neovescica o sua fissurazione: può richiedere un intervento o di semplice drenaggio percutaneo o di riparazione della neovescica a cielo aperto
  • Formazione di calcoli: possono formarsi sui punti metallici utilizzati nella costruzione di una neovescica o essere secondari ad infezioni, raccolte di muco o di corpi estranei. Richiedono un re-intervento che più spesso viene fatto per via endoscopica attraverso il tratto che la fa comunicare con l’esterno (uretra o condotto intestinale o appendice), talvolta è sempre endoscopico ma attraverso un nuovo tragitto tra la cute e la neovescica (trattamento percutaneo) e raramente può richiedere un reintervento chirurgico a cielo aperto

 

 

  • Ostruzione ureterale: è probabilmente la più frequente complicanza e vede come causa principale la scarsa irrorazione di sangue (ischemia) del tratto terminale dell’uretere. E’ responsabile di insufficienza renale se interessa entrambi i reni contemporaneamente. Richiede spesso un iniziale drenaggio delle urine mediante un catetere sottile posizionato, il più delle volte, in anestesia locale attraverso la cute lombare.
    • Una volta ottenuto il drenaggio urinario si potrà pianificare la procedura volta a risolvere l’ostruzione: essa potrà avvenire o mediante tecniche endoscopiche, retrograde o anterograde, o per via chirurgica a cielo aperto;
  • Reflusso ureterale: è un ritorno di urine che provengono dalla neovescica verso i reni. Può richiedere un re-intervento solo se responsabili di deterioramento della funzione renale

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