caratteristiche delle soluzioni infusionali

La terapia infusionale consiste nella somministrazione di liquidi o farmaci direttamente nel flusso sanguigno, 

attraverso un dispositivo di accesso vascolare -VAD (ago o catetere/cannula) inserito in una vena periferica o centrale.

 

 

Per infusione è possibile somministrare numerose sostanze compresi liquidi, elettroliti, nutrienti, prodotti del sangue e farmaci, ottenendo un sostegno vitale e una nutrizione adeguata quando l’alimentazione per via enterale è compromessa.

La via endovenosa consente una rapida somministrazione del farmaco perché si evita la fase di assorbimento necessaria con le altre vie di somministrazione e consente la somministrazione in infusione continua, mantenendo in questo modo un dosaggio terapeutico costante nel sangue.

 

Tipi di infusione

  • Cristalloidi
    • Sciogliendo i cristalli, come i sali e gli zuccheri, in acqua si creano i cristalloidi. Non contengono proteine e altri soluti ad alto peso molecolare, rimangono nello spazio intravascolare solo per un breve periodo prima di diffondersi attraverso la parete dei capillari nei tessuti. A causa di questa azione è necessario somministrare 3 litri di soluzione cristalloide per ogni litro di perdita di sangue. 
    • Sono esempi di soluzioni cristalloidi: la soluzione fisiologica, il ringer lattato e il destrosio.
  • Colloidi
    • Contengono molecole di grandi dimensioni come le proteine che non passano facilmente la membrana capillare. Pertanto, i colloidi restano nello spazio intravascolare per lunghi periodi. Queste molecole di grandi dimensioni aumentano la pressione osmotica nello spazio intravascolare provocando in tal modo il passaggio del fluido dallo spazio interstiziale e intracellulare allo spazio intravascolare. Per questo motivo i colloidi sono spesso indicati come espansori del volume ematico. I colloidi sono costosi, hanno un’emivita breve e richiedono refrigerazione. Per queste ragioni non sono comunemente utilizzati in ambito pre-ospedaliero.
    • Sono esempi di soluzioni colloidi: l’albumina al 5% e al 20% e i sostituti del plasma.

L’osmolarità

  • Esprime la concentrazione di una soluzione, sottolineando il numero di particelle in essa disciolte indipendentemente dalla carica elettrica e dalle dimensioni. L’osmolarità è espressa in osmoli per litro (osmol/l o OsM) oppure, quando la soluzione è particolarmente diluita, in milliosmoli per litro (mOsM/l). Il suo valore esprime la concentrazione della soluzione, ma non dice nulla sulla natura delle particelle in essa contenute.
  • Le soluzioni infusionali sono distinte in isotoniche, ipertoniche e ipotoniche in base alla loro osmolarità confrontata con quella plasmatica.
    • isotoniche:  come la soluzione fisiologica (NaCl allo 0,9%) o il destrosio al 5%, hanno un’osmolarità vicina a quella plasmatica (tra 240 e 340 mOsm/l). Tali soluzioni sono in equilibrio con il flusso sanguigno e non incidono sul movimento dei liquidi verso e dalle cellule endoteliali delle vene. Per tale ragione essi sono i diluenti più comuni per numerosi farmaci somministrati per via endovenosa (per esempio la vancomicina).
    • ipotoniche: come per esempio l’acqua sterile, hanno un’osmolarità inferiore a 250-260 mOsm/l. Tali soluzioni, quando entrano nel flusso sanguigno, causano il movimento dell’acqua nelle cellule endoteliali della vena; il risultato può essere un’irritazione della vena o una flebite, se le cellule attirano trop - pa acqua fino a scoppiare. Per questa ragione, l’acqua sterile e le altre soluzioni ipotoniche non sono generalmente infusioni adatte di per sé, ma possono essere utilizzate per diluire i farmaci ipertonici, specialmente nelle persone che hanno una quantità di liquidi in circolo limitata, come i bambini e i neonati.
    • ipertonichehanno invece un’osmolarità superiore a 300-310 mOsm/l con valori che raggiungono anche 500-1.000 mOsm/l e richiamano acqua dalle cellule dei vasi endoteliali nel lume vascolare, causando il loro restringimento e l’esposizione della membrana a ulteriori danni (flebiti chimiche, irritazioni, trombosi). Tra le soluzioni fortemente ipertoniche ci sono per esempio la soluzione glucosata al 20% (1.112 mOsm/l) e il bicarbonato all’8,4% (2.000 mOsm/l).7 L’osmolarità delle soluzioni ipertoniche può provocare danni all’endotelio della vena, innescando un processo infiammatorio e lo sviluppo di flebite.

Bibliografia: 

Nelson S, Armes S, Austin A, et al. Care and maintenance to reduce vascular access complications. Nursing Best

Practice guideline Shaping the future of nursing. Registered Nurses’ Association of Ontario 2008.

2. Phillips LD. Nursing care of patients receiving intravenous therapy, Understanding Medical-Surgical Nursing 2006.

3. Saiani L, Brugnolli A. Trattato di cure infermieristiche. Napoli, Idelson Gnocchi 2010.

4. Burke A . IV Therapy for LPNs and RNs 2003. Continuing Eduation Course. www.nurseceusonline.com

5. Royal College of Nursing. Standard for infusion therapy 2010. www.rcn.org.uk/_data/assests/pdf-file/0005/78593/002179.pdf .6. Kokotis K. Preventing chemical phlebitis. Nursing 1998;28:41-7.

7. Preventing IV therapy complications, part 1: Chemical phlebitis. Infusion Partners 2003;2.

8. Ponzio C, Da Ros L. Gestione del catetere venoso periferico. Dossier ECCE InFad 2007;15.

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