la velocita di infusione

La velocità di infusione delle soluzioni somministrate per via endovenosa dipende da diversi fattori tra cui:

  • l’osmolarità: le soluzioni ipertoniche vanno infuse lentamente per il loro effetto di richiamo di liquidi nello spazio intravascolare;

 

  • i principi attivi (per esempio chemioterapici, antibiotici, amine, eparina) o elettroliti (come il potassio) contenuti nella soluzione che necessitano di un controllo attento della velocità con pompa d’infusione;
  • le condizioni del paziente: le persone anziane, cardiopatiche e nefropatiche rischiano il sovraccarico per cui la velocità di infusione deve essere ridotta e controllata scrupolosamente;
  • il calibro dell’accesso venoso;
  • le condizioni del sito;
  • il volume complessivo di soluzione da infondere.

 

Se il farmaco da somministrare è irritante, è possibile rallentarne l’infusione, prevedendo la sua somministrazione per un periodo più lungo e aumentando in questo modo il tempo per l’emodiluizione.

 

Un’infusione rapida aumenta il rischio di flebite, in quanto riduce il tempo dell’emodiluizione e consente alla soluzione molto concentrata (ipertonica) di venire a contatto con la tunica intima della vena.

 

Rallentare la somministrazione aumenta solo di poco il tempo di contatto. In genere l'infusione in una vena centrale richiede un’ora, mentre in una vena periferica è consigliato aumentare il tempo di infusione a 2 ore.

 

Maki e Ringer hanno osservato un aumento di flebiti con infusioni superiori a 90 ml/h. Questo potrebbe essere dovuto ai pazienti che hanno ricevuto soluzioni ipertoniche a una velocità superiore a 100 ml/h; un’altra possibilità è che la velocità di infusione elevata può causare un trauma meccanico della vena (flebite meccanica), mentre la bassa velocità di infusione può causare un’esposizione continua delle pareti dei vasi alle sostanze chimiche aumentando il rischio di flebite chimica.

 

Generalmente, la cannula con il calibro più piccolo disponibile dovrebbe essere selezionata per la terapia prescritta al fine di ridurre al minimo l'irritazione da contatto e prevenire i danni all’intima vasale e promuovere una migliore emodiluizione.

Se la cannula è grande per la vena, il flusso di sangue è ostacolato e farmaci irritanti possono permanere in contatto prolungato con l’intima della vena, facilitando l’insorgenza di una tromboflebite meccanica.

 

Dovrebbero essere selezionate vene con un abbondante flusso ematico per l'infusione di soluzioni ipertoniche o soluzioni contenenti farmaci ad azione irritante. ( Bibliografiahttp://www.ejoncologynursing.com/article/S1462-3889(15)30007-7/pdf )

 

Per esempio per la somministrazione della vancomicina è raccomandato l’utilizzo di un catetere venoso centrale per garantire un’adeguata emodiluizione e il tempo di infusione consigliato è di un’ora; il tempo aumenta a circa due ore se il farmaco deve essere infuso attraverso una vena periferica; in questo caso è suggerito l’utilizzo di un’ago cannula di piccolo calibro (24 G) in una grossa vena al fine di ridurre l’irritazione della

vena e il rischio di una flebite chimica locale.

 

Dunque, la flebite e altri effetti correlati all’infusione sono ricollegabili sia alla concentrazione che alla velocità di somministrazione della vancomicina.

 

VEDI ANCHE : Caratteristiche delle soluzioni infusionali

 

Bibliografia: 

1. Saiani L, Brugnolli A. Trattato di cure infermieristiche, Napoli, Idelson Gnocchi 2010.

2. Preventing IV therapy complications, part 1: Chemical phlebitis. Infusion Partners 2003;2. www.infusionpartners.com.

3. Scales K. Vascular access: A guide to peripheral venous cannulation. Nurs Stand 2005;19:48-52.

4. Hadaway L, Chamalias S. N. Vancomycin. Journal of Infusion Nursing 2003;26: 278-84.

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