come prevenire la flebite

I cateteri venosi periferici sono raramente associati a infezioni, spesso invece possono causare flebite: condizione che è soprattutto un fenomeno fisico-chimico o meccanico piuttosto che infettivo.

Diversi fattori, possono influenzare il rischio di flebite: il tipo di materiale del catetere; le dimensioni del catetere; il tipo di sostanze infuse; il rischio proprio di quel paziente.

Quando si verifica una flebite, il rischio di sviluppare a livello locale un’infezione correlata può aumentare. E’ importante quindi conoscere i fattori che predispongono alla flebite e le misure atte a prevenirla.

  • conoscere quali sono le sostanze che verranno somministrate, gli effetti collaterali, il pH, l’osmolarità e gli effetti terapeutici;
  • valutare i dispositivi endovenosi (tipologia, dimensioni, caratteristiche strutturali) e la loro integrità;
  • valutare le sostanze infuse (limpidezza, presenza di particolato o decolorazione);
  • scegliere un accesso endovenoso adeguato e determinare se la vena è appropriata alle infusioni prescritte: i grandi vasi sanguigni consentono l’emodiluizione in quanto la quantità di sangue che si muove nel vaso è sufficiente a diluire le soluzioni e i farmaci a livelli tollerabili; i vasi sanguigni di piccolo calibro non hanno un volume di sangue tale da garantire un’emodiluizione significativa;
  • diluire i farmaci in modo corretto: l’utilizzo di più diluente non sempre migliora il pH e/o l’osmolarità del prodotto finale, considerando che le soluzioni utilizzate per la diluizione possono essere a loro volta acide o iper/ipotoniche; l’uso di acqua sterile come diluente per alcuni farmaci può rendere il prodotto finale meno ipertonico;
  • rallentare la velocità dell’infusione può aiutare, ma di poco;
  • osservare il sito di infusione endovenosa frequentemente;
  • cambiare il catetere venoso periferico e il sito di infusione regolarmente ogni 72-96 ore può ridurre l’incidenza di flebite chimica.

 

Per evitare la flebite chimica, è richiesto un accesso venoso centrale per le soluzioni parenterali, cioè quelle soluzioni nutrizionali con concentrazioni di destrosio oltre il 10%.

 

Molte soluzioni parenterali sono estremamente ipertoniche, fino a 6 volte più concentrate rispetto al sangue, e richiedono un alto flusso ematico che può essere garantito soltanto da una vena centrale (per esempio la vena cava superiore) in modo da diluire la soluzione e prevenire la flebite e la formazione del coagulo.

 

Il sito di inserimento del catetere influisce sul rischio di infezioni e di flebiti. Diversi studi indicano che negli adulti il rischio di flebite è maggiore a livello delle vene del polso, dell’avambraccio e della fossa antecubitale rispetto a quelle della mano.

 

Anche le linee guida dei CDC raccomandano che il dispositivo venoso periferico venga inserito preferibilmente negli arti superiori indicando un rischio inferiore a livello della mano. Tuttavia, in uno studio del 2004 sulla percezione dei fattori di rischio di flebite da infusione tra gli infermieri svedesi è emerso che solo il 33% degli infermieri ritiene che l’inserimento dell’accesso in una vena della mano diminuisca il rischio di flebite, mentre il 55% pensa che aumenti il rischio.

Per contro il 59% degli infermieri in questo studio ritiene che l’inserimento nell’avambraccio sia protettivo.

 

VEDI ANCHE : CAUSE DELLA FLEBITE

 

Bibliografia

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