gestione stravaso da farmaci

RESPONSABILITÁ:

All’Infermiere compete tutto ciò che riguarda la prevenzione, il riconoscimento tempestivo, il trattamento ed il follow-up dello stravaso in collaborazione col medico, e la registrazione dell’avvenuto stravaso nella documentazione infermieristica.

  • Al medico compete la verifica di avvenuto stravaso, la prescrizione del trattamento più idoneo, la gestione del trattamento e del follow-up in collaborazione con l’infermiere, la documentazione dello stravaso nel diario clinico, e la notifica dell’evento alla Direzione Medica di Presidio e al Responsabile di Farmacovigilanza della Fondazione, attraverso la modulistica vigente.
  • Il coordinatore deve assicurare la presenza all’interno della Struttura/servizio dei dispositivi medici e degli antidoti necessari.
  • Al farmacista compete l’approvvigionamento dei farmaci e dei dispositivi medici più idonei per la loro corretta somministrazione e l’approvvigionamento e/o allestimento degli antidoti.
  • Il Direttore e il Coordinatore infermieristico della S.C. sono responsabili della verifica della corretta applicazione di questa procedura.

 

Prevenzione dello stravaso

Definizione:

per stravaso, in generale, s’intende l’accidentale infiltrazione di un farmaco o di una infusione dal sito della venipuntura al tessuto sottocutaneo circostante.

Le conseguenze possono essere di diversa entità: dall’arrossamento locale alla necrosi tissutale, che può coinvolgere tendini e legamenti, causando gravi danni funzionali.

 

La gravità di uno stravaso dipende dal tipo di farmaco, dalla quantità e dalla concentrazione; inoltre, il danno è correlabile ad altri fattori, quale l’infusione in aree prossime ad articolazioni, tendini e fasci neuro-vascolari (come il polso e la fossa antecubitale) o il tempo intercorso tra il verificarsi dello stravaso ed il suo trattamento.

 

Di seguito sono esposte una serie di raccomandazioni preventive e di gestione che sono tutte di livello di evidenza IV, ovvero opinioni di autorità rispettabili, basate sull'esperienza clinica, studi descrittivi o reports di commissioni di esperti (utilizzando il sistema di classificazione del

 

Joanna Briggs Istitute e le indicazioni EONS2007).

 

La prevenzione riguarda:

  • A. valutazione della tecnica e dei dispositivi di somministrazione;
  • B. valutazione dei fattori di rischio legati al paziente;
  • C. caratteristiche chimico-fisiche dei farmaci.

 

 

A. La valutazione della tecnica e dei dispositivi di somministrazione

L’eliminazione dell’errore umano è impossibile, ma è possibile rendere minimo il rischio con la conoscenza e l’abilità pratica del sanitario addetto alla somministrazione, che deve:

  • conoscere quali sono i farmaci che più comunemente possono provocare danno da stravaso
  • conoscere le caratteristiche, il meccanismo d’azione e il tipo di tossicità tissutale dei farmaci che somministra
  • conoscere tempi e modalità di somministrazione della terapia;
  • gestire i diversi accessi venosi periferici e centrali;
  • riconoscere tempestivamente i segni di stravaso ed intervenire di conseguenza, differenziandolo da altre reazioni.

B. La valutazione di fattori di rischio legati al paziente

I fattori di rischio legati al paziente non sono eliminabili ma controllabili:

  • pazienti diabetici o con patologie vascolari e neurologiche periferiche che possono alterare il loro livello di sensibilità al dolore;
  • pazienti obesi o con edemi, linfedemi;
  • pazienti che hanno subito già chemioterapie con farmaci a rischio e che posseggono un patrimonio venoso compromesso (la sclerosi venosa facilita lo stravaso);
  • pazienti non collaboranti, bambini ed anziani, per la fragilità degli accessi venosi e la ridotta collaborazione;

L’informazione al paziente e la richiesta di collaborazione attiva, quando possibili, possono essere di grande aiuto.

 

Particolare attenzione deve essere rivolta a:

  • vasculopatie periferiche, trombosi o aree sottoposte a radioterapia
  • accessi venosi in zone con poco tessuto sottocutaneo
  • cateteri a permanenza già in situ da tempo
  • iniezioni multiple dallo stesso vaso.

 

 

C. Le caratteristiche chimico-fisiche dei farmaci

In generale si può affermare che ogni farmaco/soluzione con pH < 5.0 o > 9.0, con osmolarità > 300 mOsm/l o che sia citotossico, possiede il potenziale di provocare un danno tissutale in seguito a stravaso.

 

I farmaci citotossici sono stati tradizionalmente classificati in vescicanti, non vescicanti e irritanti a seconda che determino o meno la necrosi dei tessuti e quindi l'ulcerazione.

I farmaci vasopressori (dopamina) in caso di stravaso possono causare ischemia locale, fino alla gangrena, le soluzioni iperosmolari agiscono alterando la pressione osmotica (lo stravaso da NPT viene spesso riportato nei bambini e può causare contratture degli arti, soprattutto nei prematuri), i sali di calcio e di potassio sono considerati agenti vescicanti.

 

E’ bene ricordare, comunque, che qualsiasi soluzione, se stravasa o infiltra in grandi quantità, può portare a sindrome compartimentale con conseguente ischemia e perdita dell’integrità tissutale.

Maggiore è il volume della soluzione, maggiore sarà il tempo necessario per l’infusione, il rischio di dislocazione dell’ago cannula e quindi di stravaso.

 

VEDI ANCHE : Trattamento generale dello Stravaso

 

Bibliografia : 

Procedura per prevenzione e la gestione dello stravaso da farmaci - FONDAZIONE IRCCS POLICLINICO “SAN MATTEO”

 

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