distinguere tra presbifagia e disfagia

La deglutizione di cibo e bevande è un atto molto complesso che richiede l’ attività coordinata della bocca, del faringe, della laringe e dell’ esofago.

 

Coinvolge l’ utilizzo di una trentina di muscoli e può essere suddivisa in cinque fasi:

1) Gestuale-preparatoria= tagliare, raccogliere il cibo nella posata e portarlo alla bocca; portare alla bocca il bicchiere.

 

2) Orale-masticatoria= trasformazione del cibo ( eventualmente mescolato alle bevande) in BOLO ALIMENTARE. In questa fase è fondamentale l’ azione dei denti e della saliva.

3) Orale-propulsiva= la vera e propria deglutizione, ossia la spinta del bolo

alimentare verso il faringe.

4) Faringea= passaggio del bolo alimentare nel faringe con chiusura della glottide per impedire il passaggio del bolo alimentare nella laringe.

5) Esofagea = passaggio del bolo alimentare lungo tutto l’ esofago che avviene grazie ad onde propulsive della muscolatura liscia ( quindi non sottoposta a comando “ volontario” dell’ encefalo) di tale organo.

Occorre distinguere tra: PRESBIFAGIA E DISFAGIA

  • PRESBIFAGIA: fisiologica ma pericolosa riduzione della riserva funzionale della capacità deglutitoria del soggetto anziano, la quale non si manifesta costantemente, ma solo in occasione di situazioni di stress psico-fisico ( infezioni gravi, traumi accidentali, ictus).
  • DISFAGIA: patologica e cronica alterazione della capacità deglutitoria dovuta a compromissione di una o più delle cinque fasi sopra citate.

La prevalenza di disfagia nel paziente anziano ricoverato presso una R.S.A. è estremamente variabile: infatti, a seconda delle casistiche, va da 32% fino a 87%.

 

Il motivo dell’ ampiezza di tale forbice è dovuta alla difficoltà di definizione e di rilevazione della stessa disfagia.

 

Le cause più frequenti di disfagia nell'anziano sono: perdita progressiva della dentatura fino ad arrivare all'edentulia completa, ridotta capacità di coordinazione motoria (Morbo di Parkinson), alterazioni dello stato cognitivo ( M. di Alzheimer ed altre forme di decadimento cognitivo), plurifarmaco-terapia: i pazienti anziani assumono, in media, 4-5 farmaci al giorno e molti di essi hanno, tra i propri effetti collaterali, la ridotta produzione di saliva ( secchezza delle fauci).

 

La saliva, come già descritto, gioca un ruolo fondamentale nell'idratare il cibo inserito nel cavo orale per renderlo poi adatto a subire i successivi passaggi della deglutizione.

 

La diagnosi di disfagia viene fatta partendo dalla semplice osservazione clinica all'ingresso in RSA di un nuovo Ospite viene consigliato di fargli bere un bicchiere di acqua e questo già può costituire una prima “ scrematura “ riguardo o meno la presenza di disfagia) fino a test clinici e radiologici da eseguire da parte di personale specializzato in ambito ambulatoriale.

 

Le conseguenze della disfagia sono molteplici ma la prima di esse, da cui poi ne derivano a cascata molte altre, intrecciandosi con eventuali altre problematiche cliniche già presenti, è sicuramente la riduzione dell’ introito nell'organismo di sostanze nutritive.

 

Ciò è spesso l’agente scatenante di:

  • riduzione della massa muscolare e aumento della fragilità ossea, generanti maggior instabilità del cammino e più frequenti turbe dell’ equilibrio con alta probabilità di cadute comportanti fratture, frequentemente di femore.

 

Spesso, nell'anziano, la frattura di femore, non porta ad un recupero funzionale e significa quindi immobilità, semi-allettamento od allettamento completo.

L’immobilità è il terreno più fertile per l’ insorgenza di lesioni cutanee da pressione.

  • riduzione delle difese immunitarie, fatto già parafisiologico in età geriatrica ed ancor più accentuato in presenza di decadimento cognitivo, con conseguente grande suscettibilità di cadere vittima di infezioni difficilmente debellabili, prime fra tutte, quelle a carico dell’ apparato respiratorio ed urinario.

CLASSIFICAZIONI

La disfagia ha varie classificazioni. La più utilizzata per la sua agilità di utilizzo la divide in:

 

1) Disfagia lieve: vi è solo modesta e breve ritenzione di cibo nel cavo orale, ritenzione eliminabile spontaneamente dal paziente invitato a deglutire. Vi è aspirazione di liquidi nelle vie aeree ma l’ intervento del meccanismo della tosse è quasi sempre efficace. Possono essere somministrati tutti i cibi ( anche quelli cosiddetti “ doppi”) e liquidi con addensante.

 

2) Disfagia lieve-moderata: vi è ritenzione di cibo nel cavo orale, eliminabile dal paziente con invito ripetuto alla deglutizione: il numero di tentativi di deglutizione fino a raggiungere quello efficace va da due a quattro. Vi è aspirazione sia di liquidi che di solidi nelle vie aeree ma con intervento ancora quasi sempre efficace del meccanismo della tosse.

 

Devono essere somministrati cibi di consistenza morbida o tritati in pezzi di dimensioni non superiori a circa ½ centimetro. I liquidi vanno miscelati ad addensante.

 

3) Disfagia severa: vi è ritenzione di cibo nel cavo orale, eliminabile con plurimi tentativi di deglutizione da parte del paziente. Vi è aspirazione nelle vie aeree di cibo e liquidi ed il meccanismo della tosse interviene in modo incostante ed inefficace. Il rischio importante è quello del verificarsi di un fenomeno di “ ab ingestis”. Devono essere somministrati alimenti finemente tritati, omogeneizzati, ben amalgamati ( consistenza di purea/ budino) . I liquidi vanno miscelati ad addensante.

 

Di Dr.ssa Silvia Nava, medico geriatra presso R.S.A “ Fondazione Giuseppina Prina- ONLUS” Erba ( Co)

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