Lo sbrigliamento (o debridement), indispensabile per favorire i processi di guarigione, è una tecnica che permette di rimuovere il tessuto devitalizzato presente, spesso causa della crescita di microrganismi patogeni.

 

Il tessuto necrotico va sempre rimosso mediante sbrigliamento; al riguardo deve essere scelto il metodo di sbrigliamento più adeguato rispetto alle condizioni del soggetto e agli obiettivi del trattamento.

 

E’ necessario a tal fine:

  • valutare la lesione (tipo, quantità e localizzazione dei tessuti necrotici, profondità della lesione e quantità di essudato);
  • effettuare una valutazione generale della cute perilesionale;
  • valutare il rischio di effetti collaterali.

Metodo idroterapico

 

Consiste nell'irrigazione della lesione con soluzioni di Ringer Lattato o Soluzione Fisiologica, a temperatura ambiente e con una pressione adeguata, mediante l’utilizzo di una siringa da 20-35 ml con ago di 19 G (gauge).

Tale modalità permette di esercitare un'azione meccanica, senza danneggiare il tessuto di granulazione; una maggior pressione, rischierebbe infatti di far penetrare i batteri ed il liquido di irrigazione nel tessuto, mentre una pressione inferiore non sarebbe in grado di rimuoverne la presenza.

 

Il Ringer Lattato è da preferirsi in quanto, contenendo sali di potassio, sembrerebbe migliorare il trofismo cutaneo. Tale operazione deve essere effettuata ad ogni cambio di medicazione, prima e dopo l'eventuale applicazione di antisettici, enzimi proteolitici e antibiotici, nonché precedere e

seguire gli interventi di rimozione dei tessuti non vitali.

Metodo enzimatico

 

È un metodo selettivo e consiste nell'applicazione di preparati topici contenenti enzimi proteolitici, che hanno il compito di digerire la fibrina e rimuovere il tessuto necrotico preservando i tessuti sani.

Il metodo, trova indicazione nelle lesioni con abbondanti detriti necrotici, o dopo la toilette chirurgica, come proseguimento della terapia.

 

L'enzima va applicato, in strato sottile, direttamente sul tessuto necrotico precedentemente inumidito con soluzione fisiologica.

Sulla lesione va successivamente applicata una medicazione secondaria di copertura. E' importante che l'enzima non venga a contatto con la cute sana circostante la lesione, che deve essere adeguatamente protetta con creme barriera, quali ad esempio la pasta all’ossido di zinco.

Metodo autolitico

 

E' un metodo selettivo e atraumatico, poiché agisce esclusivamente sui tessuti necrotici, sfruttando l’attività autolitica degli enzimi, normalmente presenti nei fluidi della lesione e l’eliminazione dei detriti e dei tessuti morti ad opera delle cellule fagiche.

Per tale scopo, vengono utilizzati in modo particolare gli idrogel o gli idrocolloidi. ( vedi anche PURILON®GEL )

 

Metodo chirurgico

 

Lo sbrigliamento chirurgico (che deve avvenire con tecnica sterile) è indicato:

  • quando vi è urgenza di rimuovere il tessuto necrotico;
  • in presenza di lesioni profonde;
  • in presenza di sepsi o di cellulite nell’area circostante la necrosi.

La toilette chirurgica è un metodo selettivo, rapido ed efficace per rimuovere il tessuto necrotico o le escare secche, in lesioni di vaste dimensioni ed in presenza di infezione; possono essere necessarie più sedute distanziate di 48/72 ore, in lesioni di vasta entità.

 

Fanno eccezione le escare secche dei talloni, che non vanno rimosse; solo in presenza di edema, eritema o segni d'infezione si deve procedere alla toilette chirurgica.

 

La rimozione chirurgica deve essere eseguita con tecnica asettica, ed in modo tale da non traumatizzare il fondo dell'ulcera e ledere vasi sanguigni. In presenza di sanguinamenti di modesta entità, può essere sufficiente il posizionamento di una medicazione compressiva.

L’utilizzo di medicazioni emostatiche va riservato nel caso di sanguinamenti abbondanti.

 

Particolare attenzione deve essere posta al controllo del dolore, da parte del paziente sottoposto a tale intervento che, secondo alcuni autori, può essere efficacemente gestito con la somministrazione di un analgesico un’ora prima dell’intervento.

 

Fonte Bibliografica : struttureassi.aslmi1.mi.it , tavolo tecnico ASL Milano