CLAMPAGGIO AORTICO

Tale provvedimento può essere considerato come il primo atto del trattamento resuscitativo del paziente ed è il presupposto fondamentale affinché questo possa aver luogo; collateralmente, il controllo globale del flusso periferico che la manovra inevitabilmente determina consente di ottenere una significativa diminuzione del sanguinamento il quale, pur persistendo, non sarà più torrenziale.

 

Il punto ideale a livello del quale eseguire il clampaggio è il segmento sopraceliaco immediatamente sottodiaframmatico, per accedere al quale è necessario aprire il piccolo omento e spostare l’esofago verso

sinistra.

 

Tale approccio è sicuramente più semplice e rapido da eseguire di quello immediatamente soprarenale, dove l’aorta è circondata da tessuto particolarmente compatto e tenace.

 

In alternativa, l’aorta può venir clampata anche in sede sovradiaframmatica attraverso una piccola toracotomia anterolaterale sinistra.

Il clampaggio dell’aorta, eseguito come descritto prima in sede immediatamente sottodiaframmatica, viene quasi sempre attuato alla

cieca ed in un lago di sangue.

 

Per tale motivo può essere meglio, in situazioni siffatte, occludere l’aorta manualmente, sempre in corrispondenza dello iato esofageo, evitando così il rischio di provocare lesioni del tripode celiaco, dell’esofago e della stessa aorta.

 

Benché il clampaggio aortico sia in molti casi obbligatorio, non vanno tuttavia dimenticati gli effetti che il clampaggio stesso comporta a livello dei meccanismi fisiologici del paziente.

 

La manovra, come prima conseguenza, determina un aumento della pressione arteriosa e del postcarico ed altresì una ischemia viscerale, fattori questi che, messi insieme, possono alterare in modo negativo e decisivo il già precario equilibrio fisiologico e metabolico del paziente.

 

Il clampaggio aortico quindi, pur rimanendo una manovra salvavita che in situazioni critiche può risultare decisiva per il paziente, va utilizzato solo quando realmente necessario e comunque con giudizio.