LESIONE VASCOLARE

Meccanismi del trauma

Una lesione vascolare si verifica in un numero relativamente limitato di situazioni, che vengono innanzi tutto caratterizzate dal meccanismo con cui l’evento traumatico è avvenuto.

 

Le ferite penetranti determinano di solito la lacerazione o la sezione del vaso. In quest’ultimo caso, i due monconi sezionati in modo completo tendono a retrarsi per la contrazione della muscolatura intrinseca; ciò determina, di solito, la occlusione trombotica del vaso stesso.

 

Ne deriva che, di norma, un vaso lacerato o sezionato solo parzialmente sanguina molto più di un vaso sezionato circonferenzialmente.

 

I traumi non penetranti, ovvero contusivi, comportano una serie di lesioni vascolari potenziali che vanno dalla formazione di un piccolo flap intimale al danno estensivo di tipo transmurale.

 

La deformazione che subisce la parete vasale nel corso di un fenomeno di decelerazione può essere causa di una lacerazione intimale tale da determinare, soprattutto in una piccola arteria (ad esempio l’arteria renale), l’occlusione trombotica del lume; in alternativa, lo stesso meccanismo può essere responsabile di una lacerazione quasi completa della parete vasale con risparmio, almeno temporaneo, della sola avventizia, fatto questo che è tipico delle lesioni da trauma contusivo dell’aorta toracica.

Il sanguinamento che si produce da una lesione vascolare può essere esterno, od al contrario essere contenuto dai tessuti perivasali e determinare la formazione di uno pseudoaneurisma.

 

La fistola arterovenosa post-traumatica è invece la conseguenza di una comunicazione che si viene a creare tra un’arteria ed una vena tra loro contigue in seguito ad un trauma contusivo o più frequentemente penetrante.

 

IMPORTANTE: Ogni cateterismo cardiaco operativo e perfino ogni catetere diagnostico o di monitoraggio determinano di fatto un danno a livello del vaso utilizzato come via di accesso ed in tali situazioni il medico che esegue la manovra confida nelle proprietà riparative dell’organismo che il più delle volte funzionano egregiamente ed in modo spontaneo. Nel caso in cui il cateterismo abbia una finalità terapeutica, il danno può verificarsi a livello del vaso che si intende trattare (ad esempio un’arteria coronaria) o di quello di ingresso.

Tecniche chirurgiche semplici e complesse

 


Tenendo presenti le suddette considerazioni, è utile distinguere tra due categorie di interventi chirurgici eseguibili per il trattamento di lesioni vascolari di analoga importanza.

 

Tra gli interventi semplici e di più rapida esecuzione, ricordiamo la legatura del vaso, la sutura marginale o laterale dello stesso ed il ripristino della sua continuità attuato con l’inserimento di uno shunt endoluminale.

 

Gli interventi complessi, tra i quali ricordiamo la riparazione con patch della lesione vasale, l’anastomosi termino-terminale dei due monconi e la sostituzione protesica, sono spesso di lunga durata e prevedono la presenza di lunghe linee di sutura.

 

Gli interventi cosidetti semplici, diversamente da quelli complessi, sono sempre eseguibili anche in situazioni critiche, quali quelle caratterizzate da un copioso sanguinamento e da una capacità coagulativa deficitaria.

 

L’aver eseguito con successo ed in un paziente critico la sola legatura di un vaso che sanguina copiosamente e non la sua riparazione, va quindi considerato come segno di equilibrio e di buon senso clinico del chirurgo, e non come una sconfitta espressione di scarsa capacità tecnica.

 

Ricordiamo, a proposito di ciò, come tutte le vene periferiche e gran parte di quelle centrali possano di fatto venir legate senza conseguenza clinica alcuna.

 

Fonte: Estratto da " Trattato di Chirurgia - Sabiston "