CICATRIZZAZIONE - CHIRURGIA

DANNO TISSUTALE E RISPOSTA AL DANNO

 

Il danno tissutale e la necrosi fanno in modo che il processo riparativo nell’uomo avvenga attraverso la formazione di tessuto cicatriziale.

 

Non vi è possibilità di ripristinare lo status quo precedente al danno. Sebbene alcuni animali come gli anfibi e la salamandra possano vedere rigenerare le parti amputate, i mammiferi non sono in grado di rigenerare gli organi con l’eccezione dell’osso e del fegato.

 

Dopo lo stadio fetale, tutti i processi riparativi avvengono grazie ad una serie integrata di eventi sovrapposti tesi a limitare il danno e reintegrare la funzione e l’integrità anatomica della struttura.

 

Tutti i tessuti guariscono attraverso la medesima serie di eventi e, per facilità di comprensione, questi vengono divisi in stadi precisi. Tuttavia, queste fasi si sovrappongono fra loro sia in senso cronologico che funzionale.

 

La guarigione delle ferite è un “continuum” e non una serie di eventi che evolvono a tappe.

 

FASI DELLA CICATRIZZAZIONE

 

La risposta immediata ad un agente lesivo costituisce la fase infiammatoria, detta anche reattiva. Le difese dell’organismo sono sollecitate a limitare il danno e a impedire il progredire della lesione.

 

La fase proliferativa, detta anche riparativa o rigenerativa, è rappresentata dal processo riparativo, con riepitelizzazione, sintesi della matrice extracellulare, e neovascolarizzazione necessaria a rimuovere l’ischemia che il trauma per sé causa.

 

La fase finale di maturazione, o di rimodellamento, è il periodo della contrazione della ferita, con il legame crociato delle molecole di collagene, e rimozione dell’edema.

 

In una grossa ferita, come è quella rappresentata da un’ulcera da decubito, l’escara o l’essudato fibrinoso riflettono la fase infiammatoria; lo sviluppo del tessuto di granulazione fa parte della fase proliferativa; la contrazione della ferita fa parte della fase di maturazione.

 

Tutte e tre le fasi possono avvenire simultaneamente e i processi che le caratterizzano sovrapporsi fra di loro.

FASE PROLIFERATIVA

Al risolversi della fase acuta di emostasi ed infiammazione, si crea l’impalcatura di sostegno alla riparazione della ferita.

In questa fase hanno un ruolo centrale i processi di angiogenesi, di fibroplasia e di riepitelizzazione. Essa è caratterizzata dalla formazione del tessuto di granulazione, costituito dai neovasi capillari, dai fibroblasti, dai macrofagi, da una disposizione lassa del collagene, dalla fibronectina, dall’acido jaluronico e dai batteri.

 

ANGIOGENESI

Quando la membrana basale delle venule postcapillari va incontro a un processo di degradazione, le cellule endoteliali sono in grado di migrare attraverso queste lacune.

 

Il processo è probabilmente iniziato dalle stesse cellule endoteliali attivate. Le cellule endoteliali si dividono e formano un tubulo o un lume. In alcuni casi si forma una nuova membrana basale e il nuovo capillare si può considerare maturo.

 

L’angiogenesi è stimolata e regolata da diverse citochine. L’eparina può stimolare la migrazione delle cellule endoteliali dei capillari.

 

Diverse sostanze presenti nella matrice extracellulare della ferita sono angiogenetiche. La fibronectina e l’acido jaluronico sono angiogenetici.

 

Sia la fibronectina che la fibrina sono prodotte dai macrofagi e dalle cellule endoteliali danneggiate. Il collagene è interessato al processo causando la formazione di tubuli da parte delle cellule endoteliali.

 

La complessa interazione fra le sostanze presenti nella matrice e le citochine è pure causa dell’angiogenesi.

Fattori diretti agiscono sulle cellule endoteliali come chemiotattici o mitogeni; fattori indiretti inducono altre cellule al release di citochine, che a loro volta interagiscono con l’endotelio.

 

L’angiogenesi è necessaria per creare un ambiente della ferita idoneo alla riparazione del tessuto.