ANEMIA SIDEROPENICA

L’anemia sideropenica si manifesta quando la disponibilità di ferro nell’organismo è insufficiente per una adeguata sintesi di emoglobina.

 

La sua caratteristica distintiva è perciò la diminuzione del contenuto corpuscolare medio di emoglobina che si accompagna ad una riduzione del volume medio dei globuli rossi (microcitosi).

 

METABOLISMO DEL FERRO -

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FISIOPATOLOGIA

Il termine sideropenia è impiegato per definire una condizione nella quale tutto il contenuto in ferro dell’organismo è ridotto, senza menzione alcuna delle cause.

Dal momento che le riserve di ferro possono esaurirsi prima che si manifesti una riduzione dell’eritropoiesi, ecco che l’anemia è uno stadio tardivo della sideropenia.

 

In altre parole, si può parlare di una sideropenia prelatente quando, prima ancora di avere una diminuzione del ferro circolante, la presenza di emosiderina a livello del sistema reticolo-endoteliale midollare è notevolmente ridotta.

 

Non sembra esserci evidenza biochimica di questo stato, fatta eccezione, forse, per una modificazione dei livelli di ferritina sierica. In questa fase si assiste ad un aumento compensatorio dell’assorbimento del ferro.

 

Una volta sviluppatasi la sideropenia, col passare dei mesi compare una microcitosi. Questo perché nella maturazione della serie eritrocitaria le duplicazioni avvengono fino a quando il contenuto in Hb non abbia raggiunto una certa quantità.

 

Se vi è carenza di ferro la duplicazione procede ugualmente, ma con perdita di massa cellulare e immissione nel torrente circolatorio di eritrociti più piccoli.

 

Si tratta, però, di una microcitemia che, inizialmente, interessa solo una minoranza delle cellule e almeno in questa fase non si accompagna ad una diminuzione significativa del volume corpuscolare medio (MCV), diminuzione che, viceversa, compare quando la sideropenia perdura ormai da lungo tempo.

 

CLINICA - SINTOMI

Clinicamente il paziente lamenta disturbi generali comuni a tutte le forme di anemia quali cefalea, astenia ingravescente, tachicardia, dispnea da sforzo, facile irritabilità, insonnia, labilità emotiva, pallore.

 

Caratteristica invece dell’anemia sideropenica sembra essere la “voglia” di particolari sostanze (pica), di argilla, di amido da bucato o di ghiaccio (pagofagia).

 

In una parte dei pazienti, soprattutto in quelli in cui l’anemia dura da tempo, possono comparire lesioni a carico della cute, annessi cutanei e mucose. La frequenza di questi segni (peculiari anch’essi della anemia sideropenica) è diversa a seconda della popolazione presa in esame.

 

La cute diventa secca, anelastica; i capelli sottili, fragili, radi; le unghie opache, fragili, rigate longitudinalmente, talvolta appiattite o addirittura concave (coilonichia).

disturbi a carico delle mucose riguardano soprattutto il cavo orale e, più raramente, il faringe.

 

Le labbra presentano piccole ragadi alle commissure (cheilite angolare); la mucosa orale è arrossata, la lingua liscia, levigata, pallida. Al confine tra ipofaringe ed esofago si possono notare creste mucose che sporgono all’interno del lume, riducendone il calibro. Questo causa disturbi della deglutizione (disfagia sideropenica).

 

La triade sintomatologica comprendente anemia, glossite ed esofagite viene definita sindrome di Plummer-Vinson o Paterson-Kelly.

 

Si possono registrare anche disturbi gastrici.

 

DIAGNOSI

La diagnosi di anemia sideropenica è basata essenzialmente sui dati di laboratorio. Ci sono peraltro anemie microcitiche ipocromiche che possono essere scambiate per una carenza di ferro.

 

Nel caso di anemie sideroblastiche e talassemie la distinzione è sufficientemente facile, dal momento che si tratta di patologie associate ad una concentrazione di ferro normale o elevata.

 

Nelle anemie delle malattie croniche, invece, dove è presente una riduzione della sideremia, la diagnosi differenziale è posta grazie alla transferrinemia e alla ferritinemia. Nelle anemie sideropeniche, infatti, avremo sideremia e ferritinemia diminuite ma transferrina aumentata; se si dosa poi la TIBC, risulterà un aumento assoluto della transferrinemia.

 

Invece, nel caso dell’anemia delle malattie croniche, sideremia e transferrinemia sono ridotte; la ferritina è normale o aumentata.

 

ESAMI DI LABORATORIO

Il parametro ematochimico fondamentale ai fini della diagnosi è la concentrazione di ferro nel siero, cioè la sideremia. Nelle anemie sideropeniche si possono avere valori molto bassi: 5-10 g/dl.

 

Quando il quadro clinico è conclamato, l’anemia è tipicamente microcitica. Il patrimonio emoglobinico e l’ematocrito sono sempre inferiori alla norma. Nel caso della Hb si possono toccare valori molto bassi, ma più comunemente ci si mantiene attorno agli 8 g/dl.

 

Quanto ai globuli rossi, raramente scendono sotto i 3 × 1012/l e nelle forme lievi si mantengono ai limiti inferiori della norma.

Tutti diminuiti, invece, i parametri corpuscolari.

 

Al microscopio si osserva una particolare diafania della parte centrale dei globuli rossi (ipocromia), che sono anche più piccoli (microcitemia). Inoltre, proprio perché l’eritropoiesi è anomala, si troveranno emazie di grandezza differente (anisocitosi) e di forme bizzarre (poichilocitosi).

 

L’entità delle alterazioni morfologiche è proporzionale alla gravità dell’anemia. Il numero dei reticolociti può essere aumentato se l’attività del midollo stimolato supera la quota di eritropoiesi inefficace, in caso contrario sono diminuiti; più spesso si mantengono nella norma.

 

 

TERAPIA

Il trattamento di elezione è rappresentato dal ferro (vi sono più di cento preparati in commercio). Quasi tutti i pazienti con anemia sideropenica rispondono ai preparati per os.

 

Nelle gastriti atrofiche si somministra solfato ferroso, che non necessita di acido cloridrico per essere assorbito.

Conviene somministrare ferro per via endovenosa (o intramuscolare) solo nei casi documentati di malassorbimento.

 

Ad eccezione di quei pazienti con una perdita di ferro cospicua e continua, la correzione dello stato anemico può essere raggiunta in circa 2 mesi.

Una volta corretta l’anemia, si deve continuare la terapia per altri 6 mesi, allo scopo di ripristinare le riserve del ferro.

Quanto alle lesioni epiteliali, quelle riguardanti le unghie e la lingua si risolvono entro 3-6 mesi, ma già dopo 2 settimane si osservano segni di miglioramento.