PAZIENTE EMATOLOGICO

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Spesso sono segni fisici evidenti a portare il paziente dall’ematologo, per esempio un’adenomegalia o la comparsa di sintomi emorragici; altre volte sono parametri di laboratorio alterati, come un picco monoclonale o una stato di anemia.

 

Talvolta, come nell’ultimo caso, o nei casi di piastrinopenia o di leucopenia, il paziente è del tutto asintomatico ed è necessario orientarsi nel processo diagnostico.

 

Questo è completo solo se l’interpretazione dei dati di laboratorio è integrata con un’anamnesi e un esame obiettivo accurati.

 

ANAMNESI

Il paziente può presentarsi per sintomi direttamente legati ad alterazioni ematologiche, come anemia, leucopenia, piastrinopenia, difetti della coagulazione.

Molto spesso, tuttavia, alcune malattie ematologiche possono associarsi a sintomi sistemici che costringono il paziente a ricorrere a specialisti diversi.

Fonte: Rugarli-Medicina
Fonte: Rugarli-Medicina

I pazienti con anemia, soprattutto sideropenica, costituiscono una buona parte dei pazienti ematologici ambulatoriali. Informazioni sul ciclo mestruale, le abitudini alimentari (dettate talvolta da appartenenza a credi particolari), la presenza di sintomi gastroenterici, l’alvo, il colore delle feci e delle urine possono rivelare fattori predisponenti, come perdite ematiche manifeste od occulte.

 

L’origine etnico-geografica del paziente può indirizzare verso una diagnosi di anemia ereditaria, come talassemia, falcemia, favismo.

 

Leucopenia.

La causa più frequente di leucopenia è una neutropenia, che può essere isolata o accompagnare malattie più gravi quali mielodisplasia, leucemia, anemia aplastica, infiltrazione midollare da neoplasie ematologiche o da tumori solidi.

 

Il paziente può presentarsi con infezioni ricorrenti o un singolo episodio infettivo grave, come polmonite, meningite.

 

Neutropenie di natura più lieve, come la neutropenia ciclica, forme autoimmuni, danno origine a episodi infettivi generalmente meno gravi ma spesso ricorrenti.

 

Poliglobulia, leucocitosi, trombocitosi se causate da condizioni neoplastiche (policitemia vera, leucemia mieloide cronica, trombocitemia essenziale, leucemie acute) possono provocare disturbi trombotico-emorragici sia a causa di alterazioni funzionali piastriniche sia per un aumento della viscosità ematica.

 

Disturbi da eccesso di globuli rossi, globuli bianchi e piastrine non sono causati solo da condizioni ematologiche primarie come quelle citate, bensì anche da malattie sistemiche acute e croniche non neoplastiche: cardiopatie e pneumopatie croniche (poliglobulie secondarie), malattie infettive, malattie infiammatorie croniche e neoplasie solide (leucocitosi e trombocitosi).

 

L’anamnesi dovrà quindi guidare l’ematologo anche nella ricerca di eventuali condizioni non ematologiche responsabili dei sintomi e delle alterazioni ematochimiche in atto.

 

Tra i sintomi sistemici il prurito è caratteristico dei disordini mieloproliferativi, in particolare policitemia e mielofibrosi.

ESAME DEL PAZIENTE

 

L’osservazione del paziente durante l’anamnesi può evidenziare certe caratteristiche che possono già dareun orientamento diagnostico: il pallore intenso, le sclere bluastre e le alterazioni ungueali dell’anemia sideropenica; la tinta giallo-limone dell’anemia megaloblastica; l’aspetto pletorico del policitemico; l’ittero della

anemia emolitica.

 

Alcuni segni clinici della cute e delle mucose sono riportati in tabella Di particolare interesse per l’ematologo è, naturalmente, l’esame dell’apparato linfatico e della milza.

 

Le stazioni linfonodali più comunemente coinvolte sono quelle del collo (nucali, latero-cervicali, sottomandibolari, sopraclaveari), quelle ascellari e quelle inguinali.

Le stazioni cervicali vengono generalmente esaminate stando dietro al paziente seduto; quelle ascellari col paziente supino e sostenendo il peso del braccio dello stesso lato; i linfonodi inguinali vanno esaminati durante l’esame dell’addome.

 

Un addome globoso in un paziente con adenomegalie o con una diagnosi di disordine linfoproliferativo può indicare presenza di splenomegalia e ingrandimento di linfonodi profondi intraddominali.

 

Importante: La palpazione (eseguita sempre alla destra del paziente) va quindi iniziata nei quadranti bassi, a partire dalla fossa iliaca sinistra, per salire gradualmente.

 

La mano va tenuta piatta sull’addome e la punta del secondo e del terzo dito della mano destra affondano nell’addome mentre si chiede al paziente di eseguire un’inspirazione profonda.

 

Talvolta ruotare il paziente leggermente sul lato destro può aiutare a individuare il polo inferiore splenico.

 

Fonte: Rugarli Medicina Interna