ECOGRAGIA DEL FEGATO

Il fegato è l’organo che offre nel complesso le maggiori possibilità nel

campo della diagnostica mediante indagine ultrasonografica.

 

Questa metodica non ha carattere invasivo e non comporta nessun rischio per il paziente, per cui non presenta, in pratica, alcuna controindicazione.

 

Gli ultrasuoni, vibrazioni meccaniche di frequenza superiore a 20.000 Hz (cioè oltre il limite di percezione dell’orecchio umano), vengono emessi da particolari apparecchi chiamati trasduttori; le onde ultrasoniche progrediscono all’interno dei tessuti e vengono in parte riflesse a livello delle superfici di passaggio fra strutture aventi tra loro differenti densità (impedenza) essendo, quindi, raccolte dallo stesso trasduttore che le ha prodotte, dove generano onde di pressione che sono trasformate in segnale elettrico, il quale viene amplificato e registrato graficamente mediante un oscilloscopio.

L’indicazione più frequente di questa indagine in campo addominale è l’esame di masse palpabili, consentendo la differenziazione di quelle solide da quelle a carattere cistico o ascessuale e permettendo, inoltre, la determinazione del volume dei visceri e la loro esatta localizzazione come indagine preliminare ad altre manovre strumentali (bioptiche o di drenaggio soprattutto).

 

Nel caso particolare del fegato, l’ecografia e l’ecotomografia permettono di evidenziare le caratteristiche morfologiche di questo organo e l’eventuale presenza di un processo espansivo primitivo o secondario, oppure di formazioni cistiche o ascessuali oltre che di un eventuale marcato sovvertimento della normale architettura epatica, come si può verificare in caso di epatopatia cronica di grado rilevante.