Trattamento del paziente con sospetta sepsi da catetere.

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Se si eseguono colture quantitative in serie, un catetere con la cute circostante che risulta colonizzata con più di 103 microrganismi per cm2 va rimosso. Se le colture quantitative danno risultati inferiori a tale livello, la rimozione del catetere raramente (meno del 5% dei casi) conferma la provenienza della sepsi da quest’ultimo.

 

Quando non vengono seguiti protocolli rigidi e non si eseguono colture quantitative, si propone il seguente protocollo. Se in un paziente in precedenza senza febbre compare improvvisamente una cuspide febbrile, il flacone va rimosso, i tubi e i filtri vanno sostituiti e si utilizza un nuovo flacone; la bottiglia e i tubi precedenti vanno sottoposti ad esami colturali.

 

Si debbono anche eseguire emocolture, e va fatta una ricerca accurata di altre possibili cause della febbre, come polmonite, ascessi intraaddominali, infezioni delle vie urinarie e delle ferite.

 

Se la febbre persiste dopo un periodo di 8 ore, il catetere va rimosso e la sua punta va sottoposta ad esami colturali. Il catetere tolto in queste condizioni risulta privo di patogeni 4 volte su 5, e l’origine della sepsi infine viene scoperta in altra sede.

 

Quando viene rimosso un catetere settico, non è necessario trattare il paziente con antibiotici a meno che la febbre non persista per più di 24 ore.

PREVENZIONE DELLE COMPLICAZIONI DA CATETERE

 

L’inserimento del catetere non è mai un procedimento d’emergenza, e va eseguito solo nelle opportune condizioni, con il paziente ben idratato e leggermente sedato, e con un’assistenza adeguata.

 

È preferibile l’accesso succlavio. Il soggetto viene posto con un rullo tra le scapole, le braccia ai lati, la testa rilasciata e il letto inclinato a 15° in posizione di Trendelenburg.

 

La vena succlavia è la struttura più anteriore nel torace (Fig. 6-7). Dal lato sinistro, il catetere succlavio segue un arco maggiormente trasversale rispetto a quello di destra.

 

I destrimani trovano più facile inserire il catetere succlavio dal lato sinistro.

L’area va preparata accuratamente e si applicano i teli chirurgici; la vena viene localizzata con un ago n. 22, attraverso il quale viene iniettata lidocaina (Xilocaina) lungo il tragitto previsto, fino a infiltrare anche il periostio.

 

Il punto di inserimento è situato 1 cm medialmente e 1 cm caudalmente al punto di mezzo della clavicola. L’ago non deve trovarsi a più di 10-15° con il piano orizzontale, ed è diretto verso un punto situato un dito trasverso al di sopra dell’incisura soprasternale.

 

Una volta localizzata la vena con l’ago sottile si inserisce quello più grande; si avverte un leggero scatto. Dopo che viene aspirato sangue liberamente con una siringa, il paziente viene invitato a eseguire una manovra di Valsalva, il raccordo dell’ago viene inclinato verso l’alto e si inserisce il filo guida con il paziente che ancora trattiene il respiro.

 

Se il filo guida non scorre facilmente, va ritirato insieme all’ago per evitare che venga sezionato. Il catetere viene inserito sul filo guida dopo che l’ago è stato ritirato e il tragitto è stato dilatato; successivamente viene fissato con un unico punto di sutura n. 3-0 o 4-0.

 

Dopo che sono stati applicati le medicazioni, i tubi e la linea endovenosa, il flacone va abbassato per confermare il flusso retrogrado di sangue attraverso il catetere, e si esegue una radiografia del torace per conferma.