VALUTAZIONE DEI PROBLEMI ASSISTENZIALI DELLE PERSONE RICOVERATE IN ORTOPEDIA

Estratto dal PDF IPASVI ROMA : Nursing ortopedico e traumatologico

AUTORI: Alessandra Persico, Gilda Barbera - UCBM di ROMA

La persona ricoverata presso un’unità di ortopedia presenta una varietà di problematiche assistenziali dipendenti dal livello di compromissione dell’apparato locomotore, dalle procedure diagnostiche e terapeutiche a cui deve essere sottoposta e dalle proprie caratteristiche bio-psico-sociali (età, sesso, condizione psicologica, ecc.).

 

La conoscenza dei problemi assistenziali che le persone con patologie dell’apparato locomotore presenteranno durante la degenza risulta particolarmente importante per gli infermieri in quanto consentira di programmare e pianificare l’assistenza, rispondendo in maniera efficace ed efficiente ai bisogni delle persone assistite.

 

A tre anni di distanza dall’inizio dell’attività dell’area di ortopedia presso il Policlinico Campus Bio Medico (CBM) il personale infermieristico ha deciso di effettuare uno studio retrospettivo sulle cartelle infermieristiche con i seguenti obiettivi:

  • evidenziare i problemi assistenziali (diagnosi infermieristiche e problemi collaborativi) più frequentemente presentati dalle persone ricoverate nell’area di ortopedia;
  • individuare i problemi assistenziali sottostimati o non trattati efficacemente;
  • promuovere interventi per migliorare l’assistenza.

 

Materiali e metodi

 

La popolazione oggetto di studio è costituita da tutte le persone (di sesso femminile e maschile) ricoverate per intervento chirurgico o accertamenti presso l’area funzionale di ortopedia per adulti del

Policlinico CBM nell’anno 1998.

 

E’ stato scelto un campione di 100 pazienti, selezionati in base all’ordine cronologico di ricovero, secondo i dati riportati nel registro di accettazione a partire dal 1 gennaio 1998 e di questi 100 pazienti sono state esaminate le cartelle infermieristiche archiviate presso il reparto di degenza.

 

La cartella infermieristica adottata nel reparto di ortopedia del CBM è costituita da una scheda di raccolta dati formulata sulla base dei bisogni di V. Henderson, da fogli per la pianificazione assistenziale, da fogli per la registrazione della terapia e degli esami diagnostico-strumentali eseguiti.

 

L’analisi dei piani assistenziali di ogni singolo paziente è stata condotta in modo dettagliato, mettendo in evidenza, una sola volta per ogni cartella, le diagnosi e i problemi collaborativi esplicitamente riportati dalle infermiere sulla cartella infermieristica o deducibili, lì dove non erano espressamente formulati, dagli interventi attuati.

 

Abbiamo, infine, calcolato le frequenze di rilevazione per la sola etichetta diagnostica e non per le singole correlazioni, a causa di una non sempre sufficiente disponibilità dei dati.

 

Risultati

 

Delle 100 persone selezionate per lo studio 47 sono di sesso maschile e 53 di sesso femminile, con un’età media di 49 anni e un range che va dai 15 agli 85 anni.

 

I pazienti che durante il ricovero si sono sottoposti ad intervento chirurgico costituiscono il 68%, mentre il 32% ha eseguito accertamenti.

 

Gli interventi di chirurgia ortopedica hanno riguardato i seguenti segmenti dell’apparato locomotore (tab.1 ):

 

MANO (13%): neurolisi del mediano, aponeurectomia, trocleotomia dei flessori, tenosinovialectomia, sinovialectomia radio-carpica, intervento di Kapandij, artrodesi carpezio-metacarpale.

PIEDE (7%): correzione dito a martello, correzione alluce valgo, asportazione neurinoma di Morton.

COLONNA (13%): stabilizzazione, erniectomia.

GINOCCHIO (26%): artroprotesi, ricostruzione LCA, meniscectomia, artroscopia diagnostica,osteotomia valgizzante.

FEMORE (2%): osteosintesi per frattura con mezzo di fissazione interno o esterno.

ANCA (5%): artroprotesi.

 

SPALLA/ARTO SUPERIORE (2%): artroscopia per impigment syndrome, artroprotesi.

 

Diagnosi rilevate:

In particolare sono state identificate le seguenti diagnosi infermieristiche con i fattori correlati:

1. Deficit nella cura di sè (di I, II, III livello) in 34 pazienti su 100, correlato a:

- dolore postoperatorio

- dispositivi esterni

- riduzione della mobilità.

2. Dolore acuto in 52 pazienti su 100, correlato a:

- trauma tissutale

- immobilità

- patologia ortopedica.

3. Rischio elevato di infezione in 66 pazienti su 100, correlato a:

- sede di possibile invasione di microrganismi secondario a perdita      dell’integrità cutanea.

4. Rischio elevato di alterazione dell’integrità cutanea in 4 pazienti su 100, correlato a :

- riduzione dell’immobilità.

5. Rischio di squilibrio idroelettolitico in 31 pazienti su 100, correlato a:

- digiuno postoperatorio.

6. Rischio/Alterazione del modello sonno-riposo in 93 pazienti su 100, correlato a:

- dolore secondario all’intervento e/o alla patologia di base

- modificazioni ambientali.

7. Rischio di stipsi in 7 pazienti su 100, correlato a:

- diminuzione della peristalsi secondaria a riduzione della mobilità

- effetti dell’anestesia sulla peristalsi

- effetti collaterali di narcotici (morfina).

8. Riduzione della mobilità in 62 pazienti su 100, correlata a:

- prescrizione medica

- dolore.

9. Ansia lieve in 11 pazienti su 100, correlata a:

- Percezione di minaccia al concetto di sé, al proprio stato di salute.

10. Rischio/Alterazione neurovascolare dell’arto inferiore-superiore operato in 50 pazienti su 100,

correlato a:

- stasi venosa

- trauma ai nervi e ai vasi sanguigni.

11. Rischio/Alterazione del modello respiratorio in 2 pazienti su 100, correlato a:

- effetto secondario dei farmaci

- posizione obbligata a letto.

12. Rischio di aspirazione in 32 pazienti su 100, correlato a:

- riduzione (inibizione) del riflesso della tosse faringeo secondario ad anestesia.