IPONATRIEMIA IPOVOLEMICA

L’emorragia, l’edema da ustione e la peritonite sono condizioni che determinano una riduzione della massa ematica circolante, anche se nelle prime fasi l’ematocrito può essere stabile o ridotto, e solo in seconda e terza istanza può aumentare.

 

Nel paziente critico, la deplezione di sodio e una riduzione del volume del compartimento extracellulare, tale da configurare una ipovolemia,

possono essere la conseguenza iatrogena di perdite di liquidi attraverso l’emuntorio renale, indotte dalla somministrazione di diuretici dell’ansa. 

Le fonti non renali di eliminazione del sodio sono rappresentate dal vomito, dal ristagno gastrico (aspirazione nasogastrica), dalla diarrea o dalle fistole enteriche o linfatiche ad alta portata.

 

La condizione di ipovolemia iponatriemica è trattata espandendo il volume intravascolare. In questi pazienti l’iponatriemia può essere aggravata dalla rianimazione fluidica attuata con soluzioni ipotoniche. Se la natriemia è superiore a 120 mEq per litro, l’infusione di adeguati volumi di soluzioni saline isotoniche (la concentrazione di sodio della soluzione salina normale è di 154 mEq per litro) correggerà sia il ridotto volume intravascolare, sia l’iponatriemia.

 

Nei casi complessi di compromissione emodinamica, come ad esempio i pazienti emorragici affetti da insufficienza cardiaca preesistente, può essere utile effettuare, contemporaneamente alla rianimazione, un monitoraggio emodinamico invasivo in un’unità di terapia intensiva, al fine di guidare la risposta all’espansione del volume intravascolare.

 

Il paziente che diviene acutamente ipovolemico con valori di sodio inferiore a 120 mEq/litro inizialmente può beneficiare dell’infusione endovenosa di soluzione salina ipertonica al 3% (la cui concentrazione di sodio è di 516 mEq/litro).

 

Tuttavia,bisogna correggere la sodiemia con cautela, evitando di raggiungere rapidamente i 140 mEq/litro.

 

fonte : trattato di chirurgia Sabiston