Termoregolazione del Neonato

Un neonato deve essere mantenuto in un ambiente termogenico neutro (22,7ºC) per minimizzare la spesa energetica, ridurre il consumo d’ossigeno e diminuire le richieste metaboliche.

 

La temperatura di un neonato deve essere attentamente monitorata con sensori cutanei o ascellari, dal momento che la temperatura rettale non rappresenta con sufficiente accuratezza la temperatura corporea neonatale e che l’inserimento di un termometro nel retto può causarne la perforazione.

 

La temperatura cutanea normale è di 36-36,5 ºC.

La superficie corporea relativamente estesa, la mancanza dei capelli e la carenza di tessuto sottocutaneo come anche la presenza di perdite insensibili superiori rispetto all’adulto rendono il neonato particolarmente vulnerabile nei confronti dell’ipotermia.

 

Un neonato non è in grado di rabbrividire ma risponde allo stress ipotermico con un aumento del fabbisogno metabolico e del consumo di ossigeno, mobilizzando i depositi di grasso bruno nel collo, nelle ascelle, nel mediastino e nella loggia renale (termoregolazione senza brivido).

 

Una protratta esposizione al freddo conduce infine alla riduzione della perfusione ed all’acidosi metabolica; la perdita di calore può essere dovuta all’evaporazione o all’irradiazione come anche alla convezione o alla conduzione.

 

Sistemi di riscaldamento radianti sospesi, luci termiche, cappellini di carta stagnola, scudi termici, fasciature delle estremità e soluzioni riscaldate rappresentano presidi frequentemente utilizzati per ridurre l’esposizione della cute e la perdita di calore nel neonato.