IMMOBILIZZAZIONE E TRASPORTO IN EMERGENZA DELLA PERSONA CON TRAUMA CRANICO.

Estratto dal PDF IPASVI ROMA : Nursing ortopedico e traumatologico

AUTORI: Campitelli Stefania*, Caporali Tonino**, Perini Carla***, Rovere Marcello****

* Ospedale Sandro Pertini di Roma

** Policlinico militare Celio di Roma.

***Università cattolica del Sacro Cuore “A. Gemelli” di Roma.

**** Azienda San Camillo-Forlanini di Roma.

Traumi cranici


I traumi cranici sono condizioni patologiche determinate da agenti lesivi meccanici che agiscono direttamente o indirettamente sul cranio.

Il trauma cranico indiretto è determinato dalla caduta a sedere o in piedi; vi è la trasmissione dell’azione traumatizzante dalla colonna vertebrale alla base del cranio.

 

Tali traumi possono determinare fratture della base cranica e complicanze a carico degli organi endocranici.

 

Il trauma cranico diretto invece, può determinare:

1) contusioni del cuoio capelluto,

2) ferite dello stesso,

3) fratture delle ossa del cranio,

4) complicanze a carico degli organi endocranici.

 

SCHEMA:

Le fratture del cranio si distinguono in:

a) fratture della volta;

b) fratture della base; la loro presenza deve sempre suggerire la possibilità di una lesione cerebrale.

Entrambe sono più frequenti negli adulti di sesso maschile (infortuni sul lavoro e incidenti stradali); sono meno frequenti nei bambini e nei ragazzi, a causa della maggiore elasticità delle ossa.

 

a) Le fratture della volta possono essere esposte o chiuse; nel primo caso può verificarsi l’esposizione dalla ferita di frammenti ossei, sangue, liquor e sostanza cerebrale.

b) Nelle fratture delle ossa del cranio possono manifestarsi: emorragie (epistassi e/o otorragia se sono interessati naso e/o orecchio), perdita di liquor dal naso o dall’orecchio (rinoliquorrea e otoliquorrea), ecchimosi congiuntivo-palpebrali tardive (occhi da procione) che si manifestano in seguito a fratture delle orbite oculari, lesioni dei nervi cranici o degli organi di senso.

 

Una delle complicanze più frequenti a carico degli organi endocranici in caso di trauma cranico chiuso accelerativo o decelerativo, è sicuramente la commozione cerebrale, che si manifesta quando un colpo impartisce un movimento alla testa o il movimento di questa è arrestato da una superficie rigida e fissa (Denny Brown e Russel); si ha di conseguenza una paralisi traumatica reversibile delle funzioni nervose (perdita della coscienza, delle forze, della mobilità, della sensibilità, abolizione dei riflessi) nonché amnesia retrograda, per la quale il traumatizzato non ricorda ciò che è accaduto e in quali circostanze, e anterograda, che dura per un periodo variabile.

Quadro più grave è quello caratterizzato dalla contusione cerebrale che si riferisce a una deformazione o a uno schiacciamento del tessuto senza interruzione della sua architettura.

 

Dal punto di vista anatomo-patologico troviamo una lesione della corteccia di tipo emorragico (nella lacerazione si ha anche strappamento della pia madre) che evolve in cicatrice con il tempo.

 

E’ comune il riscontro di rigonfiamento adiacente alla lesione corticale, non esteso (edema). Quando la contusione è di entità modesta l’ecchimosi può completamente scomparire con restitutio ad integrum funzionale.

 

Se il danno è maggiore può essere presente un ematoma subdurale che, se cronico (manifestantesi cioè settimane o mesi dopo il trauma) tende ad organizzarsi in una formazione fibrosa espansiva con comparsa, se non trattato, di gravi problemi neurologici dovuti alla compressione sul tessuto cerebrale adiacente, quali disturbi dell’attività mentale e della coscienza, sonnolenza, disattenzione, incoerenza del pensiero e stato confusionale (sono stati descritti anche rari casi di crisi epilettiche a insorgenza post-traumatica).

 

Se la compressione interessa i centri vitali del tronco encefalico si ha la morte. Una commozione iniziale, seguita da intervallo lucido di alcune ore e successivamente scivolamento del paziente nel coma, rappresenta il quadro clinico classico dell’ematoma extradurale, osservato tipicamente in trauma cranico associato a frattura dell’osso temporale e lacerazioni dell’arteria meningea media con conseguente afflusso di sangue che comprime le strutture adiacenti.

 

La sintomatologia della compressione cerebrale è molto caratteristica e si manifesta in due tempi:

– immediatamente dopo il trauma, con commozione anche transitoria e il paziente riacquista un relativo benessere;

– qualche ora dopo compaiono i segni della compressione, in genere disturbi delle attività nervose superiori, segni focali o di lateralità (emiparesi), verosimilmente perché le vie nervose interessate in questi casi sono più profonde e quindi più difficili da comprimere. Si manifestano segni di ipertensione endocranica (bradicardia, bradipnea, ipertensione arteriosa, vomito, pupilla da stasi, ipertermia), dilatazione della pupilla (anisocoria) e stasi palpebrale omolaterale alla lesione per compressione diretta del lobo temporale sull’oculomotore comune fino alla perdita di coscienza e al coma.