IMMOBILIZZAZIONE E TRASPORTO IN EMERGENZA DELLA PERSONA CON TRAUMA CRANICO.

Estratto dal PDF IPASVI ROMA : Nursing ortopedico e traumatologico

AUTORI: Campitelli Stefania*, Caporali Tonino**, Perini Carla***, Rovere Marcello****

* Ospedale Sandro Pertini di Roma

** Policlinico militare Celio di Roma.

***Università cattolica del Sacro Cuore “A. Gemelli” di Roma.

**** Azienda San Camillo-Forlanini di Roma.

La possibile esistenza di un trauma della colonna cervicale va sempre considerata in tutti i pazienti incoscienti e in quelli in cui esiste un’evidenza di traumatismo diretto o indiretto al di sopra del piano delle clavicole.

 

In tutti questi casi infatti, occorre mantenere in trazione il capo e il collo in asse con il tronco e posizionare, quando possibile, un collare cervicale che prevenga movimenti di eccessiva flessione o estensione del capo.

 

Il collare cervicale deve essere: rigido, fenestrato anteriormente per accedere al collo del paziente (palpazione dei polsi carotidei, tracheotomia, gestione di cannule tracheostomiche), di misura adeguata al collo del paziente.

 

Va detto comunque che tale presidio può creare difficoltà nelle procedure di intubazione endotracheale.

 

Il posizionamento del collare cervicale va effettuato da due soccorritori, il primo dei quali si colloca dietro la testa del ferito con le mani sui lati del capo ancorando con le dita gli angoli della mandibola e applicando una trazione che mantenga il collo in posizione neutrale e la colonna vertebrale in asse.

 

Il secondo soccorritore applica il collare cervicale poggiando dapprima la fenestratura sulla cartilagine cricoidea (pomo di Adamo) e, in seguito avvolgendo il resto del collo.

 

Il collare potrà essere rimosso solo dopo il trasporto del paziente in ospedale, dove sarà possibile dimostrare l’assenza radiologica di lesioni.

Garantire e mantenere la pervietà delle vie aeree

Garantire l’attività respiratoria (respiro e ventilazione)

 

Nel paziente incosciente è necessario assicurare la pervietà delle vie aeree o comunque proteggerle per prevenirne l’ostruzione.

Le manovre di base da eseguire in sequenza sono:

  • Apertura della bocca e sublussazione anteriore della mandibola necessaria per distaccare la lingua dal pavimento faringeo, da effettuare senza iperestendere il collo.
  • Rimozione manuale o mediante aspirazione dei corpi estranei eventualmente presenti (sangue, vomito, secrezioni, protesi dentarie) nelle vie aeree superiori;
  • Inserimento della cannula di Guedel (abbassalingua) per evitare la retrazione della lingua.
  • Se necessario: inserimento di cannula rino o oro-faringea (tale manovra prevede la presenza del rianimatore). Oggi sono disponibili, ma ancora poco utilizzate, le maschere laringee, che sostituiscono nel primo soccorso le cannule di cui sopra.
  • Ossigenazione e ventilazione; la frequenza respiratoria ottimale in questi casi è elevata (25-30 atti/minuto).

E’ importante sottolineare che l’aspirazione delle vie aeree può causare un temporaneo aumento della pressione intracranica, e che non è opportuno che il malato tossisca poiché, sia la tosse che gli sforzi (es. vomito) contribuiscono a tale aumento.

 

E’ necessario iperventilare il paziente prima e dopo l’aspirazione per mantenere un’adeguata ossigenazione cerebrale.

 

Sostenere il circolo

Per ciò che riguarda la garanzia e il sostegno dell’attività circolatoria, alla valutazione del livello di coscienza e della presenza e del tipo di polso deve seguire, in caso di loro assenza, la rianimazione cardiopolmonare, l’incannulazione di almeno due vene periferiche e l’infusione di liquidi atti a scongiurare o a contrastare lo shock.

 

A tal proposito è bene ricordare l’art. 10 del D.P.R. 13/3/92, relativo alla determinazione dei livelli di assistenza sanitaria di emergenza, che recita:

“….Il personale infermieristico professionale, nello svolgimento dei servizi di emergenza è autorizzato a praticare iniezioni per via endovenosa e fleboclisi, nonché a svolgere le altre attività e manovre atte a salvaguardare le funzioni vitali, previste dai protocolli decisi dal medico responsabile del servizio”.

 

Tutto ciò riconosce la professionalità e il ruolo decisivo dell’infermiere nel gestire situazioni di emergenza.

 

Fermare il sanguinamento da ferite aperte


Nell’emostasi delle ferite della calotta cranica, l’infermiere può procedere al lavaggio delle ferite con soluzioni sterili (anche fisiologica), alla copertura con tamponi sterili e ad una medicazione di modesta compressione fino al raggiungimento del presidio ospedaliero, dove sarà valutata la necessità di un’eventuale sutura o toilette.

 

E’ chiaro che un’emorragia più importante a carico degli organi endocranici non potrà avere un efficace trattamento in itinere, se non riguardo alla limitazione dei danni derivanti da un eventuale shock ipovolemico.

 

Tale shock potrà essere compensato attraverso l’infusione di liquidi e/o plasma expanders e/o farmaci anti-shock e attraverso la protezione termica (prevenzione dell’ipotermia) con coperte di lana, di alluminio, infusione di liquidi pre-riscaldati chimicamente o fisicamente, riscaldamento dell’abitacolo.

 

Assicurare un trasporto rapido ed efficace


A questo punto si procede alla mobilizzazione del traumatizzato dal luogo dell’incidente verso il mezzo di soccorso con barella a cucchiaio (manovra che sarà spiegata nel piano di assistenza al paziente con trauma vertebro midollare) o, con altro presidio giudicato idoneo e, da questo verso il luogo di cura competente più vicino.

 

Durante il trasporto, se ancora non si è provveduto, si monitorizzano i parametri vitali del paziente (PA, FC, SO2) e si ridetermina lo stato di coscienza secondo la GCS.

 

La comunicazione con la centrale operativa circa le condizioni del paziente e il tempestivo pre-allarme del presidio di cura assegnato per il trasporto, assicureranno al traumatizzato maggiori possibilità di sopravvivenza e minori probabilità di complicanze.

 

Solo in tal caso, la golden hour potrà dirsi utilizzata in modo efficace, soprattutto per il paziente, per il S.S.N. e anche per l’intera società.